Mi sveglio, mi preparo e scendo per la colazione.
Al bar trovo Gabriel, Rebekah, Alexa e la ragazza tedesca o inglese in bici. Facciamo una english breakfast, chiacchieriamo un pò e poi ci incamminiamo, noi 4, insieme fino all'uscita del paese. Li c'è un bivio, io vado verso Samos, loro dall'altra parte. Le due strade arrivano a Sarria cmq. La mia è un pò più lunga ma credo che ne valga la pena perchè a Samos c'è un monastero antichissimo. E così anche oggi camminerò da sola!
Li saluto, mi dispiace. Spero di rivederli...
Come al solito si alterna la strada ai boschi. Paesaggi meravigliosi. Nei paesi che attraverso tutti i bar son chiusi. Finalmente arrivo a Samos. Anche li, nonostante ci sia il monastero, i bar intorno sono chiusi! Quindi momentaneamente non è previsto il pranzo. Intanto entro dentro il monastero e inizio la visita. Con altri due visitatori, una coppia di una sessantina d'anni. Il nostro cicerone è un prete. Ci spiega la chiesa, il chiostro, un pò di storia e vita li dentro. Poi andiamo al secondo piano, c'è un grande corridoio e il marito ci racconta che il dipinto sul muro l'ha fatto un suo carissimo amico. Ci racconta la storia di quel quadro e che il pittore faceva posare i suoi amici per dare volto ai suoi dipinti. E così si mette a cercare il suo viso... E' stata una visita simpatica. Poi mi rimetto in marcia. Il primo paese che incontro è piccolissimo. E il bar è chiuso. Son quasi le due, ho fame, e vedo il cartello con scritto SARRIA 10 km! Ho fameeeeeeeeee...
E cammino. Ad un certo punto passa un'auto, la prima, l'unica, e il ragazzo si ferma a salutarmi a chiedermi se voglio un passaggio. Bè.. si!
In 10 minuti siamo all'entrata del paese e lui mi indica il market, l'albergo ecc... Ad un certo punto vedo Alexa e Rim. Ringrazio il ragazzo e cerco di raggiungerle. Wow! Gente che conosco!!! E stanno andando al market per comprare qualcosa per la cena. Loro hanno pranzato ore fa, io mi faccio un panino! Poi iniziamo a passar in mezzo al paese. La chiesa è chiusa, seguiamo le indicazioni per l'albergo e li di fronte c'è un bar. Ci sediamo a bere cerveza fria. A chiacchierare. Che bello, chiacchierare durante il cammino, nel pomeriggio!!!
E poi si parte, tutti insieme, verso Barbadelo. Non so quanti km facciamo ma son veloci, passano presto, non son pesanti. L'albergue di Barbadelo è piccolo. Una stanza con 5 letti a castello. Molti già occupati. Noi ci sistemiamo nei posti superiori. Facciamo la doccia, ci riposiamo. E' la prima volta che mi fermo così presto, mi sento un pò in colpa, altre due ore si poteva camminare. Ma meglio fermarsi e stare con loro. Verso le 7.30 andiamo in cucina, siamo 8 o 9 e ognuno ha messo qualcosa in tavola, pane, salumi, frutta, uova, vino... E si chiacchiera. Ci sono la tedesca, la coreana (RIM), la coppia di giapponesi, e noi 4. Tra inglese e spagnolo ci capiamo benissimo!
Alle 22.30 si spengono le luci!
Che bella giornata....
mercoledì 24 marzo 2010
22 marzo 2009
Come deciso il giorno precedente, la mattina mi sveglio e faccio colazione con gli altri in attesa che la figlia di Jato mi porti a O' Cebreiro in auto. Omar ha deciso di andar a piedi, l'olandese è partito prestissimo, l'uomo di Navarra prenderà i mezzi per tornare a casa, Laura y Marta proseguono in auto. Saluto tutti. Chiacchiero con Carlos in attesa. Son stata proprio bene qui!
Sul tardi arriva la ragazza e un collaboratore e mi portano a O' Cebreiro... all'incrocio per l'esattezza, e loro vanno in un paesino li vicino. Inizio a camminare, in salita. Effettivamene non era una strada che avrei potuto fare con questi piedi. Arrivo al centro del paese. E' piccolo, sembra un borgo medievale. Piccole botteghe artigiane piene di souvenir, le case tipiche di galizia coi tetti di paglia e la chiesetta. Entro a vedere. Faccio un giro, mi fermo a mangiare al "pub" e poi compro la piccola Romanina pellegrina e la appendo allo zaino.
Verso le 2 comincio a camminare. Come sempre, come al solito da sola. In mezzo al nulla. Cioè in mezzo ai campi, ai paesi vuoti dove ci sono più mucche e galline che persone. In uno c'è un cimitero dove ci sono più bare che case... Non c'è nessuno in giro! Bar e albergues chiusi. Per fortuna ci sono le fontane. Mi avevano avvertito che in Galizia fare gli hospitaleri è un lavoro, quindi non solo l'accoglienza è diversa, più fredda, ma non sono aperti tutto l'anno, ma da maggio quando c'è maggior affluenza. C'è caldo, c'è sole, non c'è nessuno nei pareggi, ci sono le pecore al pascolo in lontananza, ci sono vallate che devo percorrere su e giù. C'è la musica dei Negramaro soprattutto nel mio mp3, mi danno la carica. Ci sono le telefonate di incoraggiamento di alcune persone ma soprattutto della mia supporter n.1. Sempre li quando ho avuto un attimo di cedimento. Son 4 giorni che cammino da sola, che sto da sola per 10 ore al giorno e non è mai stato un problema per me, anzi.. ma in queste condizioni è pesante! E inizio a parlare con Romanina... Questi son i primi segnali di pazzia, eh si!
In lontananza vedo un paese... Inizio a scendere, prima i tornanti, poi passo in mezzo ai boschi e taglio la strada. I cartelli dicono 3 km ma dopo un'ora un altro cartello dice 3km... Inizia a tramontare... Io non lo so come sono queste indicazioni! Passa un'auto e chiedo informazioni. Mi spiegano un pò, forse da quel punto mancano 3 km (sempre 3, ancora 3!) per lo meno di strada in auto, a piedi non sanno che percorso fa fare. La signora mi dice di saltar su che mi portano all'inizio del paese. Si, non ne posso più di boschi, voglio riposarmi, lo devo ai miei piedi, dovevo camminare molto meno e invece un bel pò di ore le ho fatte. Mi lasciano davanti all'albergo municipal di Triacastela. All'entrata incontro un bel gruppetto di ragazzi che ovviamente mi salutano (Hola!) che sta uscendo. Alla reception non c'è nessuno. Sono stanchissima, allora mi dirigo verso l'altro albergue, privato, con ristorante annesso. Certo costa un pò di più ma mi regalo una stanza doppia con bagno tutta per me!!! Me la merito!
Mi faccio la docca e scendo al ristorante. Vicino al mio tavolo c'è la tavolata dei ragazzi di prima. Quando sto per finire il secondo si avvicina un ragazzo spagnolo, Gabriel, che mi invita al loro tavolo. Mi presenta un pò tutti, tedeschi, cinesi, coreani, inglesi e americane. Mi presenta Alexa e Rebekah, lui si è unito a loro dopo Pamplona, sta con Rebekah. Lui non parla inglese, lei non parla spagnolo. Si guardano, parlano a gesti, con gli occhi. Alexa è "graduata" in spagnolo quindi funge da interprete ma dopo tanti giorni non ne può più. Mentre lei parla con gli altri, io parlo e traduco per loro due. Son carini e simpatici. Si dicono tutto ciò che non si erano detti finora. Continuano a ringraziarmi. Io mi sono anche divertita. A poco a poco i ragazzi iniziano ad andar a letto, si è fatto tardi. Saluto loro 3 e ci diamo un quasi appuntamento per la colazione dell'indomani. Sempre li. Il dormitorio dove c'è la mia stanza è alla porta accanto.
Mi addormento pensando a cosa fare il giorno dopo, ormai è una costante. La notte penso di smettere e la mattina inizio a camminare....
Sul tardi arriva la ragazza e un collaboratore e mi portano a O' Cebreiro... all'incrocio per l'esattezza, e loro vanno in un paesino li vicino. Inizio a camminare, in salita. Effettivamene non era una strada che avrei potuto fare con questi piedi. Arrivo al centro del paese. E' piccolo, sembra un borgo medievale. Piccole botteghe artigiane piene di souvenir, le case tipiche di galizia coi tetti di paglia e la chiesetta. Entro a vedere. Faccio un giro, mi fermo a mangiare al "pub" e poi compro la piccola Romanina pellegrina e la appendo allo zaino.
Verso le 2 comincio a camminare. Come sempre, come al solito da sola. In mezzo al nulla. Cioè in mezzo ai campi, ai paesi vuoti dove ci sono più mucche e galline che persone. In uno c'è un cimitero dove ci sono più bare che case... Non c'è nessuno in giro! Bar e albergues chiusi. Per fortuna ci sono le fontane. Mi avevano avvertito che in Galizia fare gli hospitaleri è un lavoro, quindi non solo l'accoglienza è diversa, più fredda, ma non sono aperti tutto l'anno, ma da maggio quando c'è maggior affluenza. C'è caldo, c'è sole, non c'è nessuno nei pareggi, ci sono le pecore al pascolo in lontananza, ci sono vallate che devo percorrere su e giù. C'è la musica dei Negramaro soprattutto nel mio mp3, mi danno la carica. Ci sono le telefonate di incoraggiamento di alcune persone ma soprattutto della mia supporter n.1. Sempre li quando ho avuto un attimo di cedimento. Son 4 giorni che cammino da sola, che sto da sola per 10 ore al giorno e non è mai stato un problema per me, anzi.. ma in queste condizioni è pesante! E inizio a parlare con Romanina... Questi son i primi segnali di pazzia, eh si!
In lontananza vedo un paese... Inizio a scendere, prima i tornanti, poi passo in mezzo ai boschi e taglio la strada. I cartelli dicono 3 km ma dopo un'ora un altro cartello dice 3km... Inizia a tramontare... Io non lo so come sono queste indicazioni! Passa un'auto e chiedo informazioni. Mi spiegano un pò, forse da quel punto mancano 3 km (sempre 3, ancora 3!) per lo meno di strada in auto, a piedi non sanno che percorso fa fare. La signora mi dice di saltar su che mi portano all'inizio del paese. Si, non ne posso più di boschi, voglio riposarmi, lo devo ai miei piedi, dovevo camminare molto meno e invece un bel pò di ore le ho fatte. Mi lasciano davanti all'albergo municipal di Triacastela. All'entrata incontro un bel gruppetto di ragazzi che ovviamente mi salutano (Hola!) che sta uscendo. Alla reception non c'è nessuno. Sono stanchissima, allora mi dirigo verso l'altro albergue, privato, con ristorante annesso. Certo costa un pò di più ma mi regalo una stanza doppia con bagno tutta per me!!! Me la merito!
Mi faccio la docca e scendo al ristorante. Vicino al mio tavolo c'è la tavolata dei ragazzi di prima. Quando sto per finire il secondo si avvicina un ragazzo spagnolo, Gabriel, che mi invita al loro tavolo. Mi presenta un pò tutti, tedeschi, cinesi, coreani, inglesi e americane. Mi presenta Alexa e Rebekah, lui si è unito a loro dopo Pamplona, sta con Rebekah. Lui non parla inglese, lei non parla spagnolo. Si guardano, parlano a gesti, con gli occhi. Alexa è "graduata" in spagnolo quindi funge da interprete ma dopo tanti giorni non ne può più. Mentre lei parla con gli altri, io parlo e traduco per loro due. Son carini e simpatici. Si dicono tutto ciò che non si erano detti finora. Continuano a ringraziarmi. Io mi sono anche divertita. A poco a poco i ragazzi iniziano ad andar a letto, si è fatto tardi. Saluto loro 3 e ci diamo un quasi appuntamento per la colazione dell'indomani. Sempre li. Il dormitorio dove c'è la mia stanza è alla porta accanto.
Mi addormento pensando a cosa fare il giorno dopo, ormai è una costante. La notte penso di smettere e la mattina inizio a camminare....
martedì 23 marzo 2010
21 marzo 2009
La situazione dei piedi è peggiorata nonostante le cure dell'hospitalero. Nella notte è spuntata una nuova ampolla.. E le altre fanno malissimo. Di camminare non se ne parla. Vado alla stazione degli autobus, incontro Omar e un ragazzo che torna a Madrid. Oggi c'è solo quello per Villafranca del Bierzo. Lo prendo con Omar. Arrivati in città ci dirigiamo all'albergue Ave Fenix. Mi accoglie Carlos. Gentilissimo. Mi porta lo zaino fino alla stanza più comoda da raggiungere, con meno scale (quella per chi ha più di 50 anni!) mi consiglia di dormire un pò e poi darà un'occhiata ai miei piedi (nel frattempo è spuntata un'altra ampolla!). Io prima di addormentarmi penso seriamente a come devo proseguire e soprattutto se devo proseguire o trovar un mezzo per Santiago e finire i giorni da turista. I piedi fanno troppo male, per non parlare della coscia, e non riesco neanche a pensare di camminare ancora. Dopo una dormita e una doccia i piedi son pronti alle cure. Prima però Jato impone le mani su di me, sulle spalle, sulla testa, su tutto il corpo. E' un curatore brasiliano, la sua energia dovrebbe far passare i dolori. Poi Carlos mi buca le ampollas e mi passa il filo di cotone lasciandolo li, così asciuga... Mi da un paio di ciabatte per andar in giro e con Omar mi dirigo verso la piazza per pranzare. Tipo interessante Omar. Muratore che ha vissuto anche a New York, figli vari da diverse mogli... Dopo pranzo faccio un giro nei paraggi, fino alla farmacia dove compro i compeed e compro pure delle cartoline. Torno all'ave fenix e appena entro trovo Laura y Marta. Mi riconoscono, mi chiedono subito come sto, mi dicono che ieri mi hanno pensata tanto, che speravano di incontrarmi per strada. Poi vanno a fare un giro mentre noi iniziamo ad apparecchiare e a preparare per la cena. Cena comunitaria con pellegrini e collaboratori e amici di Jato, zuppa, verdure, varie carni, uova, insalate e vino rosato del Bierzo. Sono tutti li perchè dopo cena festeggiamo la primavera con la QUEIMADA rito celtico della Galizia.
Jato racconta che negli ultimi mesi del 2008 è tornato in Brasile e ha fatto una queimada dove c'era anche Paulo Coelho. Paulo conosceva Jato per su fama en el Camino e Jato è diventato molto famoso in Brasile grazie a Paulo. Jato (con l'ave fenix) è "partner" di un cammino di preparazione che esiste in Brasile, Caminho do Sol. Questo albergue è un punto di riferimento per i brasiliani. Dopo il rito la dona legge delle poesie, Jato racconta il mito dell'araba fenice e poi racconta storie di pellegrini che sono stati li e storie della sua vita. A volte si commuove ricordando alcune cose. Ne ha viste di persone e di storie! Wow...
Questa tappa forzata è stata meravigliosa. Ho incontrato gente fantastica, ho assistito a cose meravigliose, ho sentito storie, ho conosciuto... Ho capito finalmente l'importanza di fermarsi, delle persone, di conoscere e non di camminare e basta.
Decido che voglio provare ad andare avanti finchè i piedi ce la fanno. E se non ce la fanno mi fermo o faccio l'autostop. Carlos mi dice che secondo lui è presto e allora arriviamo ad un compromesso. In mattinata la macchina mi porterà a O' Cebreiro, il percorso non è dei più semplice, salite e discese, ma devo e voglio vederlo e poi andrò a Triacastela, piano piano, lo prometto a Carlos.. E così vado a nanna. Con una rinnovata consapevolezza di ciò che voglio.
Jato racconta che negli ultimi mesi del 2008 è tornato in Brasile e ha fatto una queimada dove c'era anche Paulo Coelho. Paulo conosceva Jato per su fama en el Camino e Jato è diventato molto famoso in Brasile grazie a Paulo. Jato (con l'ave fenix) è "partner" di un cammino di preparazione che esiste in Brasile, Caminho do Sol. Questo albergue è un punto di riferimento per i brasiliani. Dopo il rito la dona legge delle poesie, Jato racconta il mito dell'araba fenice e poi racconta storie di pellegrini che sono stati li e storie della sua vita. A volte si commuove ricordando alcune cose. Ne ha viste di persone e di storie! Wow...
Questa tappa forzata è stata meravigliosa. Ho incontrato gente fantastica, ho assistito a cose meravigliose, ho sentito storie, ho conosciuto... Ho capito finalmente l'importanza di fermarsi, delle persone, di conoscere e non di camminare e basta.
Decido che voglio provare ad andare avanti finchè i piedi ce la fanno. E se non ce la fanno mi fermo o faccio l'autostop. Carlos mi dice che secondo lui è presto e allora arriviamo ad un compromesso. In mattinata la macchina mi porterà a O' Cebreiro, il percorso non è dei più semplice, salite e discese, ma devo e voglio vederlo e poi andrò a Triacastela, piano piano, lo prometto a Carlos.. E così vado a nanna. Con una rinnovata consapevolezza di ciò che voglio.
domenica 21 marzo 2010
20 marzo 2009
La sveglia stamattina è alle 7. Vediamo l'alba dal piano superiore dell'albergue poi facciamo colazione tutti insieme. Specialità della casa il pane inzuppato nel latte e poi fritto. Vabbè! Yvonne mi consiglia di metterci lo zucchero. Resta pesante cmq. Alle 8.15 dopo una chiacchierata di incoraggiamento e chiarimento sul camino di Luisa la hospitalera, mi metto in marcia. Gli altri son partiti una decina di minuti prima, per un pò li vedo davanti a me in lontananza, poi non più.. eh ma loro fanno 6/7 km l'ora... Un altro passo... Ma il discorso di Luisa era proprio questo. Ognuno il suo passo, ognuno il suo Camino. Arrivo a Foncebadon dopo poco più di un'ora. Mi fermo all'albergue per bere un pò d'acqua e per il sello e poi ricomincio ad andare, verso la Cruz. Si sale di parecchio. Son proprio sui picos... o cmq li vedo in lontananza. Ma di persone neanche l'ombra... In lontananza ecco la Cruz de Hierro. Questo è uno dei punti più importanti del Camino. Sono sola. Immortalo il momento con l'autoscatto. Mi fermo a gustare il momento, il silezio, a pensare a tante cose. Poi riprende la marcia verso il punto più alto di tutto il cammino. Ora sto camminando veramente in mezzo ai sentieri di montagna, in mezzo ai boschi, ai campi, ai precipizi... Passo attraverso un paese, Manjarin, con 3 ruderi e una casa, quella di Tomas. Lui è famoso nel cammino. Questa casa è una specie di comune, vivono in 3/4 non c'è luce e non c'è acqua calda nè riscaldamento. Però se si vuole ci si può fermar a dormire. Durante la giornata offrono acqua e galletas, su un tavolo ci sono pure spille e altri oggetti.. vivono di questo. La tappa è d'obbligo. Poi proseguo. Uscendo dal paese mi giro e scatto una foto. Tutto il paese sta nell'inquadratura! Poi ricomincio a camminar tra i boschi, tra i campi, tra i monti, salite e discese... Ad un certo punto un pellegrino con un cane mi vengono di fronte... E penso per la prima volta che effettivamente potrebbe esserci anche il ritorno... Non l'avevo mai pensato. Hola quando ci incrociamo... Più tardi un uomo di Madrid che mi raggiunge mi racconta che quello era un pellegrino "famoso". Ex maestro al quale è morto un bambino durante l'intervallo e ha deciso di far il cammino per tutta la vita, son tre anni che va avanti e indietro. Guardiamo con il suo navigatore l'altitudine, 1455 m e poi va... Mancano pochi km al prossimo paese, si alternano salite a discese, curve, tornanti, campi e carretera. Le discese son micidiali per i piedi. Sarà questo alternarsi di livelli ma avverto come uno strappo. Insomma sono una chiavica! Arrivo a El Acebo, due donne in auto Laura y Marta mi vedono zoppicare e trascinare e mi chiedono se voglio un passaggio, dico di no, dicono che non devo sforzare e che devono far delle cose al paese (ma che faranno in sto paese semi deserto?!?!) e quando vanno via se mi vedono per strada mi raccattano... Mi fermo a mangiare el bocadillo mas bueno del camino a casa Josefa. Poi ricomincio a camminare e vedo in lontananza un paese, dovrebbe essere Ponferrada... ci sono un pò di tornanti, stimo che saranno 15 km. Ce la posso fare! I piedi mi fanno malissimo e trascino la gamba e in qualche modo arrivo a Riego de Ambros e poi Molinaseca. Con questo dolore ai piedi decido che mi fermo qui ma l'alberque è chiuso in questo periodo... Mancano 6 km a Ponferrada, son disperata! Mi rimetto in marcia a fatica, mi fermo per massaggiar la gamba e i piedi e davanti a me si ferma un camion del soccorso stradale. Sulla fiancata c'è scritto che è di Ponferrada. Questo è un segno!!! Li troverò una farmacia, il bancomat e l'albergue aperto... é una città del resto! Arrivo al centro della città, c'è il Castello e la cattedrale. Molto carino. E poi c'è l'albergue. Mi sistemo in una stanza con due letti a castello, per ora son da sola. Vedo il tedesco di ieri, Matias, e dopo aver fatto la doccia incontra Antonio, si è appena svegliato è arrivato alle 3!!!! Alle 6 arrivano Angel e Yvonne e si sistemano nella mia stanza con una ragazza tedesca in bici coi capelli multicolor. El hospitalero mi cura i piedi e dice che devo star ferma almeno un giorno. Andiamo a prender una birra, facciamo la spesa per la cena e poi nanna.. Pensando al da farsi per l'indomani....
19 marzo 2009
Stamattina mi son svegliata presto. (Presto per me e tardi per il camino se fosse estate.. ma è marzo!). Alle 8 ero già fuori. Temperatura buona, nè caldo nè freddo... Ho fatto, come mi ero riproposta, un bel giro di Leon, che sarà l'unica "grande città" che incontrerò. Ho visto la cattedrale, la plaza de toros, la basilica de San Isidro, il centro... E poi attraversando il ponte sul fiume vicino San Marcos inizio il mio camino verso Astorga, dove arrivo quando è tutto chiuso per la pausa (tra l'altro oggi da qualche parte è anche festa per San Giuseppe) e allora continuo. In mezzo ai campi, l'ultimo termometro che vedo segna 37 gradi alle 3 del pomeriggio. E si sentono tutti. Nei piedi... Davanti a me nessuno, dietro di me nessuno... Solo campi adiacenti alla carretera dove passa una macchina ogni 40 minuti... Mangio un panino con frittata in un posto bellissimo (vuoto di memoria su nome o paese). Dopo Santa Catalina incontro delle pecore e due pastori... A questo punto i piedi mi fanno troppo male e mi sposto sull'asfalto, ancora un pò caldo ma il sole sta tramontando. Tolgo gli scarponcini e almeno per un pò il dolore diminuisce.. Si sta facendo notte... Mancano 3 km e la freccia mi dice che devo entrare in un bosco... MA NON SE NE PARLA!!! Allora continuo a camminare lungo la strada. Ad un certo punto vedo delle luci in lontanza e faccio l'autostop (mancano due km eh!). E' un camper. Il tizio mi racconta che mi ha visto un paio di volte in giornata. Lui, loro, fanno su e giù perchè son 4 e fanno in bici ma hanno il camper.. Una cosa assurda.. Cmq in due minuti siamo al centro di Rabanal, saluto e mi dirigo all'albergue. La tipa mi spiega un pò le regole... Doccia e cena in un ristorantino carino. Quando rientro nello stanzone, ci sono una dozzina di letti a castello e siamo 5, conosco Antonio, Angel e una ragazza spagnola. Il tedesco dorme. Mi parlano un pò del loro camino. Antonio mi racconta tante cose delle sue esperienze. E mi da consigli per i miei piedi... E così si conclude il mio primo vero giorno di Camino.
giovedì 18 marzo 2010
Un anno fa... 18/03/2009
Oggi, un anno fa, partivo da Roma a Madrid e poi a Leon. Iniziava così il mio Camino. Perchè appena uscita dalla porta di casa con lo zaino in spalla ero già NEL camino...
Un anno fa... E oggi mi ritrovo a leggere questi due post di quel giorno. Di un anno fa... Son rimasti gli unici due post su questa esperienza... mi piacerebbe ripercorrerla.. nei tempi e nei modi migliori... E forse ricominciare a scrivere dopo un anno è uno di questi... ma non assicuro che continuerò...
Intanto oggi, dopo un anno, ricordo ancora l'emozione della partenza... la paura, il coraggio, la forza e la voglia... A quest'ora un anno fa ero da poco atterrata a Barajas in attesa del pullman per Leon... L'arrivo di notte... Entrare in quel mondo di caminantes... Subito ho avvertito in quella città la presenza di queste persone... Si respira un'aria diversa da Madrid e dalle altre città spagnole non interessate direttamente al Camino... Le città del Camino vivono in funzione di esso e dei pellegrini...
Mi ricordo la prima camminata dalla stazione dei pullman all'albergue. Tutto a misura di caminante... Arrivata li dentro, ero già dentro ad un altro mondo, nel mezzo di questo mondo, un mondo di 450 km che non avevo percorso e forse non percorrerò mai, e un mondo di 450 km che mi aspettava dal giorno dopo... Ho fatto una doccia, ho steso il sacco a pelo sul letto e mi son messa a dormire non vedendo l'ora che arrivasse il momento in cui la sveglia avrebbe fatto il suo dovere e io avrei iniziato realmente questa avventura.
Un anno fa... E oggi mi ritrovo a leggere questi due post di quel giorno. Di un anno fa... Son rimasti gli unici due post su questa esperienza... mi piacerebbe ripercorrerla.. nei tempi e nei modi migliori... E forse ricominciare a scrivere dopo un anno è uno di questi... ma non assicuro che continuerò...
Intanto oggi, dopo un anno, ricordo ancora l'emozione della partenza... la paura, il coraggio, la forza e la voglia... A quest'ora un anno fa ero da poco atterrata a Barajas in attesa del pullman per Leon... L'arrivo di notte... Entrare in quel mondo di caminantes... Subito ho avvertito in quella città la presenza di queste persone... Si respira un'aria diversa da Madrid e dalle altre città spagnole non interessate direttamente al Camino... Le città del Camino vivono in funzione di esso e dei pellegrini...
Mi ricordo la prima camminata dalla stazione dei pullman all'albergue. Tutto a misura di caminante... Arrivata li dentro, ero già dentro ad un altro mondo, nel mezzo di questo mondo, un mondo di 450 km che non avevo percorso e forse non percorrerò mai, e un mondo di 450 km che mi aspettava dal giorno dopo... Ho fatto una doccia, ho steso il sacco a pelo sul letto e mi son messa a dormire non vedendo l'ora che arrivasse il momento in cui la sveglia avrebbe fatto il suo dovere e io avrei iniziato realmente questa avventura.
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